AgriCultura - Solina

Frumento Solina: "la mamma di tutti i grani"

Il territorio interessato alla coltivazione della Solina comprende gran parte della provincia dell’Aquila e alcuni comuni montani delle province di Chieti e Pescara, compreso la zona collinare e montana vestina.

La Solina è un frumento tenero (Triticum aestivum) conservata in molte zone ad agricoltura marginale della regione Abruzzo, dove trova la sua collocazione ottimale; si adatta ad un habitus nettamente invernale (non può essere seminata in primavera) con portamento a fine accestimento prostrato o semiprostrato. È caratterizzato da taglia elevata (110-135 cm), spiga aristata di dimensioni medio- lunghe (8,0-9,5 cm) e di colorazione bianca (si ritrovano anche alcune spighe rossastre); le ariste sono dello stesso colore della spiga. La sua frugalità la rende inoltre adatta alla coltivazione con i metodi dell’agricoltura biologica, in quanto non richiede elevati apporti di azoto e, grazie alla sua taglia ed alla sua capacità di accestimento, riesce a competere con le erbe infestanti, non rendendo così necessario il ricorso al diserbo chimico.

E’ caratterizzata da una spigatura e quindi da una maturazione tardiva. Produce cariossidi grandi (42-46 mg, lunghe da 2,85 a 2,95 mm), discretamente provvisti di proteine (13,5-15,5%). Molto rustica, ben adattata a terreni poveri, molto resistente al freddo, di produttività limitata (al massimo 20 q/ha), ma dalle produzioni costanti.

 

Dal grano di Solina si ricava una farina classificabile tra quelle direttamente panificabili e poco tenace, adatta alla lavorazione manuale; trova pertanto il suo impiego nella preparazione casalinga del pane e della pasta. Eccellente nella preparazione della pizza.

Si ritiene che la Solina è da riferire all'antica siliginis (da siligo, -inis: frumento di prima qualità, farina bianca, fior di farina) di cui parla Plinio nella sua "Naturalis Historia" e dalla quale si otteneva un ottimo pane.