AgriCultura - Senatore Cappelli

Senatore Cappelli: l'illustre storia di un frumento eccellente

Il frumento Senatore Cappelli (Triticum durum) è una varietà antica di grano duro moderno.

E' da considerarsi di altissima qualità per diverse ragioni: è un frumento dotato di ariste (i filamenti che si notano nelle graminacee) scure e ben evidenti; è un grano molto duro, per cui la pasta rimane sempre saporita e "al dente"; rispetto al grano duro tradizionale contiene percentuali più elevate di lipidi, amminoacidi, vitamine e minerali, nonché caratteristiche di maggiore digeribilità. Nonostante sia molto alto (oltre 1.80 m), tardivo e suscettibile alle ruggini ed all’allettamento (il fusto, a causa della sua altezza, con pioggia e vento tende a piegarsi, rendendo più difficili le operazioni di raccolta), ebbe grande successo grazie alla sua larga adattabilità, alla sua rusticità ed alla eccellente qualità della sua semola.

Il grano Senatore Cappelli è ormai coltivato da poche aziende agricole esclusivamente secondo il metodo biologico, in zonecollinari e incontaminate di Puglia, Basilicata, Sicilia, Marche e Abruzzo. E’ considerata una varietà antica pregiata, in quanto non ha subito le alterazioni delle moderne tecniche di manipolazione genetica, preservandosi inalterata nel tempo, a tutto vantaggio del sapore e del contenuto nutrizionale: anche per questo gli esperti attribuiscono al Senatore Cappelli una elevata tollerabilità. Perciò rappresenta una raffinata e squisita alternativa per la preparazione di tutti i prodotti a base di grano tradizionale: pane, pasta e pizza.


L'affascinante storia di un frumento illustre

Il nome di questo frumento è in onore del marchese abruzzese Raffaele Cappelli, promotore nei primi del '900 della riforma agraria, che ha portato tra l'altro alla distinzione tra grani duri e teneri.

Quando, nel 1906, Cappelli, proprietario di numerosi poderi in Capitanata (una regione geografico-culturale della Puglia, corrispondente approssimativamente a Foggia e Provincia), decise di adibire alla coltivazione sperimentale uno di essi, il ministro dell’agricoltura gli fece il nome di Nazareno Strampelli. Quest’ultimo era agronomo e genetista, da anni impegnato nell’ibridazione delle specie di frumento sulla scia delle teorie di Mendel: effettuò cioè delle semine sperimentali, incrociando per selezione genealogica diversi grani duri, al fine di ottenere varietà più produttive e resistenti alle malattie. Strampelli accettò senza esitazione la proposta del marchese.

Strampelli, che nel 1903 aveva vinto la “Cattedra ambulante di agricoltura” a Rieti, era molto incuriosito dalle qualità del grano Rieti. “Naturalmente, trovandomi a Rieti, i miei lavori dovevano cominciare dal frumento Rieti il quale, coltivato da tempo immemorabile in quella vallata fredda in inverno, calda-umida in estate, in ambiente estremamente favorevole allo sviluppo delle ruggini, è andato selezionandosi attraverso i secoli, acquistando rusticità e divenendo assai resistente agli attacchi dei detti parassiti“.

Il grano Rieti Originario era molto apprezzato in tutta Italia, tanto che nel 1879 veniva venduto a 50 lire il quintale contro le 24-32 lire degli altri grani. Tutti in Italia lo volevano seminare. Era talmente desiderato che la produzione non riusciva a soddisfare tutte le richieste, e molte erano le frodi in commercio, con altri grani meno pregiati spacciati per Rieti.

Il Rieti aveva il grosso pregio di resistere ad una malattia, la ruggine, ma il difetto di essere soggetto all’allettamento, cioè al ripiegamento fino a terra della pianta a seguito di vento o pioggia.

In uno scritto del 1932 Strampelli spiega che il metodo “selezionista” (il “selezionismo” suggerisce una lenta selezione dei frumenti autoctoni scegliendo di volta in volta le piante migliori per le caratteristiche desiderate) in voga all’epoca fosse inutile su grani, come il Rieti, le cui caratteristiche genetiche forgiate dall’ambiente e dal clima erano rimaste immutate per secoli. Volendo inserire delle nuove caratteristiche era necessario “prenderle” da altre varietà: perciò Strampelli si concentrò soprattutto sul miglioramento genetico del grano attraverso incroci (“ibridismo”) con semi provenienti da ogni parte del mondo.

Ecco allora che Strampelli inizia a raccogliere grani dai quattro angoli del globo – ne collezionò più di 250 – per cercare di inserire delle nuove caratteristiche nel Rieti tramite incroci.

I primi grani che lo scienziato diffuse incontrarono forti resistenze, un po’ per una consuetudine radicata e un po’ per l’opposizione dei produttori di sementi (“conservatorismo” e “localismo”, atteggiamenti politici per la difesa della qualità della tradizione tipica delle varietà di frumento locale).

Il regime fascista mutò la situazione. Mussolini in persona fece visita a Strampelli per valutare la portata delle sue scoperte. All’epoca l’Italia importava buona parte del grano dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica. Forte dell’incrollabile certezza dello scienziato, il Duce diede avvio alla Battaglia del grano, passo decisivo per il generale progetto autarchico.

In meno di sei anni la battaglia fu vinta: per quanto riguardava il grano, l’Italia poteva dirsi indipendente. Grazie agli ibridi di Strampelli, si riuscì ad aumentare la produzione italiana di frumento dai 44 milioni di quintali prodotti in Italia nel 1922 agli 80 milioni di quintali del 1933, senza quasi aumentare la superficie coltivata. L’impiego massiccio delle “sementi elette” fu uno dei fattori principali della vittoria. In particolare, il successo fu raggiunto grazie al grano tenero Ardito e al grano duro Gregorio Mendel, che soppiantarono quasi completamente i frumenti tradizionali.
 

L'Ardito era ottenuto dell'incrocio tra il Rieti Originario, che resisteva alla ruggine nera, con il Wilhelmina Tarwe, varietà olandese ad alta produttività, e successivamente incrociando il risultato con l’Akakomugi, un frumento giapponese di scarsa importanza agronomica ma caratterizzato dalla taglia bassa e maturazione precoce. A sua volta il Wilhelmina era un incrocio tra una varietà locale olandese (Zeeuwse Witte) e una inglese (Squarehead). L’Ardito maturava 15-20 giorni prima del Rieti, era alto 80-100 cm, resisteva al freddo e alla ruggine, ed era molto produttivo.

Del Gregorio Mendel si conserva ancora la descrizione originale dello Strampelli.

I° Frumento Gregorio Mendel

Questo frumento, cui ho voluto assegnare il nome venerato di quel sapiente naturalista che dettò le leggi che tanto utile guida mi furono nei miei lavori d’ibridazione, è il tipo che porta il numero 133 fra i 256 tipi ottenuti per l’incrocio Rieti x Principe Alberto.
Esso resiste benissimo alle ruggini nell’ambiente (eccessivamente umido, ricco di nebbie e rugiade primaverili/estive) della pianura reatina dando con costanza prodotti superiori ai 35 quintali senza allettare.
Le spighe sono lunghe, mutiche, glabre, di colore fulvo carico, hanno una densità media tra 19 e 20, con spighette fertili da un massimo di 25 ad un minimo di 22, con granelle varianti da un massimo di 67 ad un minimo di 41 per spiga (media 55).
Qualche gluma delle spighette verso la punta portano ariste lunghe millimetri da 7 a 9. Le glumette hanno rostri quasi lesiniformi lunghi da 3 a 5 millimetri.
Le cariossidi di buona composizione (vedi specchio delle analisi a pag) hanno un peso medio di grammi 53,60 per ogni mille e di Kili 77,90 per ettolitro.

Il regime omaggiò abbondantemente Strampelli, nominandolo addirittura senatore. Ma l’agronomo, poco interessato alla politica, scrisse una lettera a Mussolini declinandol’offerta. La richiesta fu respinta e, malgrado la carica fosse stata ufficializzata, Strampelli continuò a dedicarsi assiduamente ai suoi studi. In poco tempo le varietà di grano da lui sviluppate si diffusero in tutto il mondo, giungendo persino a scatenare una battaglia del grano analoga, ma di segno opposto: quella della Cina maoista.

Strampelli non brevettò mai i frutti del suo studio, operazione che lo avrebbe reso ricchissimo, e rifiutò i privilegi derivati dagli alti meriti conferiti dallo Stato. Benché fosse consapevole del valore della sua opera, non si dilungò nemmeno in pubblicazioni prolisse e autocelebrative. A tal proposito affermava: "L’uomo che allarga ogni giorno il suo dominio su tutto ciò che lo circonda non è padrone del tempo, il grande galantuomo che tutto mette a posto. E il tempo a me è mancato di fare tante cose che pure avrei voluto veder compiute. Le mie pubblicazioni, quelle a cui tengo veramente, sono i miei grani. Non conta se essi non portano il mio nome; ma ad essi è e resta affidata la modesta opera mia."

In nome della produttività le sementi di Strampelli sono state a loro volta sostituite. Egli ne sviluppò più di sessanta, dando ad ogni varietà un nome diverso: Carlotta, in onore della moglie che fu anche sua fedele assistente, Gregorio Mendel, Dante e ancora Stamura, Apulia, Alalà…

L’agronomo non dimenticò nemmeno il marchese, diventato nel frattempo anch’egli senatore, che anni prima gli aveva affidato un campo. Nacque così il grano duro “Senatore Cappelli”: nel 1915 selezionò una varietà autunnale con buone qualità di adattabilità e adatta alla pastificazione, ottenuto della varietà locale tunisina Jeanh Rhetifah, e nel 1923 venne rilasciata omaggiando il marchese. Definito “razza eletta” negli anni ’30 - ’40, il Cappelli è stato per decenni la coltivazione più diffusa del meridione, soprattutto in Basilicata e Puglia. Tra gli anni ’20 e gli anni ’50, fino al 60% della superficie nazionale a grano duro era investita a Cappelli, che si diffuse poi anche in altri paesi del Mediterraneo (Marocco, Turchia, Siria, Iraq).

A partire dagli anni ’50 ha rappresentato la base del miglioramento genetico del frumento duro ed è infatti presente nel patrimonio genetico di quasi tutte le cultivar di grano duro oggi coltivate in Italia e di numerose altre a livello internazionale. Data la scarsa resa quantitativa, il miglioramento genetico fu orientato soprattutto alla riduzione della taglia ed all’aumento della precocità (la precocità di spigatura rappresenta la fondamentale caratteristica per sfuggire alla siccità tardo-primaverile/estiva che frequentemente si verifica, e porta spesso, indirettamente, ad un miglioramento della produzione), ma a scapito delle qualità molitori e pastificatoria.

Al giorno d’oggi, coltivato ormai in poche regioni d’Italia, si può ritenere una specie rara e pregiata.


FONTI: www.molinoartigianaledibenedetto.it ; www.uniurb.it ; www.moliniriggi.it ; www.repubblica.itwww.wikipedia.it